Dal sangue dei resistenti, quelli che dissero no al fascismo e al nazismo, è nata la democrazia in Italia.
Liberando tutti: le donne, gli uomini, l'aria e l'acqua. Costruendo una Costituzione che resta una delle migliori del mondo occidentale. Un testo giuridico che gronda verità e giustizia, affascinante da leggere, fondamentale quando si hanno dubbi, roccia eburnea quando ubbie da sultani mal cresciuti e peggio arricchiti vorrebbero stravolgerla per i propri egoistici interessi.
IN UNO SGUARDO “Butate nentro” bisbigliò Bepi Talpo spingendo Nane Sbrisa giù nella forra. Le felci, dondolando, si rinchiusero sopra di loro. La stretta fenditura, lontana da ogni sentiero, finiva in una buca profonda un paio di metri, tappezzata di morbido muschio. Per tutto il giorno avevano corso come disperati. Spari. Grida. Esplosioni. Sangue. Morti. Erano riusciti a scansare le feroci, brevi battaglie di quella giornata. Senza farsi intercettare dalle colonne di fascisti e SS. Senza riuscire però ad entrare in contatto con i partigiani di Bepi Talpo ne a trovare i renitenti alla leva, cui voleva aggregarsi il giovano Nane Sbrisa. Erano partiti la notte prima da Belvedere. Bepi, partigiano ricercato, era sceso dal Grappa per un’azione di sabotaggio. Sulla via del ritorno, passando da dei conoscenti, gli avevano consegnato Nane Sbrisa, renitente imboscato da alcune settimane, perché lo aiutasse a nascondersi in Grappa. Albeggiava quando giunsero in vista del capitello della Madonna. Là c’era sempre qualcuno che informava i partigiani se tutto era tranquillo. Invece non c’era nessuno. Bepi, reso cauto da mesi di vita clandestina, si tenne lontano ed aspettò. Nulla. Si allontanarono in fretta, salendo rapidi, direttamente su per la scarpata, evitando le strade ed i sentieri. “No me piase gnente” smozzicò Bepi. Senza saperlo erano finiti dentro il grande rastrellamento del Grappa del settembre ’44. Bepi incoraggiò lo spaesato Nane : “Fin desso a xe ‘ndata ben. So stà busa semo al sicuro. Doman vedemo se ghea femo sganciarse del tuto. Ti stà chieto e vieme drio come uncò”. Nane Sbrisa annuì. Si levò una scarpa. “Gò da vere’na vesiga” osservò. Scoppi, urla e spari ricamarono la notte. Al mattino risuonarono potenti altoparlanti. Chiamavano i renitenti alla resa. Promettevano l’impunità a quelli che non avevano partecipato ad attività di banditismo, non erano armati e desideravano rientrare nei ranghi. Le ore passavano. Paura. Sete. Fame. L’altoparlante gracchiava martellante, quando improvvisamente Nane Sbrisa sbottò: “ MI me rendo. Gò soeo tre setimane de mancansa. So vegnuo su ieri co’ ti, no gò gnanca un corteo. Cossa vuto che i me fassa ?”. In due salti era già fuori e stava correndo lungo la discesa, verso la strada. Con le mani in alto gridando :”Me rendo, me rendo”. Bepi Talpo si gettò nella direzione opposta. Capiva solo che voleva fare il contrario di Nane Sbrisa. Corse a lungo, disperato, si fermò rannicchiandosi in una ruga. Ora il buio l’aiutava. Era finito in una zona che non conosceva. A mezza costa. Si accorse di una piccola malga. Tutto era silenzioso. Il rastrellamento doveva essere già passato. Forse era fuori. Con ogni cautela raggiunse il fienile. Salì dalla parte aperta e, scavata una tana nel fieno, s’addormentò. Si svegliò a giorno fatto. Aveva fame, sete, freddo ma gli passò tutto appena vide, dal suo nascondiglio, giù in cortile un fascista accendersi una sigaretta. Gli dava le spalle, poi si mosse e girò l’angolo della malga. Bepi allora si diresse verso il fondo del fienile. Era chiuso con delle tavole vecchie e grigie, molto distanziate. Sotto vide un malgaro caricare un carretto di letame. Bepi si tolse la giacca, vi avvolse la pistola e celò il fagotto sotto il fieno, quindi si levò scarpe e calzettoni, si arrotolò fino al ginocchio le braghe e le maniche della camicia fino ai gomiti, spostò una tavola grigia e saltò sul letamaio. Il malgaro cominciò a battere i denti dalla paura. “Ciapa e stanghe del careto – ordinò deciso Bepi Talpo, prendendogli la forca e caricando una pesante forcà di letame nel carretto. Ricomparve il fascista fumatore. Li guardò a lungo. Poi si girò e rientrò nella malga. Quando il carretto fu ricolmo il malgaro cominciò a spingerlo su per l’erta che portava alla vicina strada. Bepi si mise a spingere pure lui. Arrivati sulla strada proseguirono fino ad uno slargo pianeggiante dove c’era un letamaio più grande. Bepi salì sul carretto e cominciò a scaricare. Preceduti da un camion di fascisti vocianti cominciarono a passare dei prigionieri. Bepi riconobbe alcuni suoi compagni. Erano feriti. La fila era lunga. In fondo vide spuntare le larghe orecchie a sventola di Nane Sbrisa. “Desso el me denuncia – pensò Bepi – L’è Bepi Talpo, el partijan- immaginò gridasse Nane per salvarsi. Orami erano ad un metro di distanza. Bepi girando la testa verso destra guardò Nane passare. Per un attimo i loro occhi s’incrociarono. Ma Nane non disse nulla, proseguì abbassando il capo come un saluto. Bepi Talpo riuscì a salvarsi. Nane Sbrisa fu impiccato assieme a tutti gli altri catturati, il giorno dopo, lungo i viali alberati di Bassano del Grappa. “Zio xe qua ?”, il pronipote di Bepi Talpo, ormai spazientito, chiedeva ad ogni sosta ma già sapeva la risposta : “Podaria anca essare… ghè someia … ma xe tuto tanto cambià! “. Il vecchio prozio era tornato, per una visita, dal Canada, dove era emigrato e stabilito. Aveva chiesto al pronipote Fabio se l’accompagnava in Grappa. “Sarà l’ultima volta che torno e vuria vedare i posti che tante volte te gò contà”. Così in una delicata mattina di settembre del ’94 Bepi Talpo tornò nei luoghi della sua gioventù, delle sue battaglie per la libertà. Ad uno slargo a mezza costa fece fermare. Scese dall’auto. “Xe qua – disse- Me par ‘lora… mi in pie sol careto de leame e lu chel passa… magro, puteo, col core strucà, caminando de zotegon par via dea vesiga”. E così dicendo girò lentamente il collo verso destra. Rimase fermo. Poi riprese :” Mi non me intendo de robe de Cesa, ma credo che un qualcossa, no sò, un s-ciantiso dea so anema, con quea ociada el mea gà passà. E a xe restà ‘ndentro de mi tuti sti ani. E ancora a xe viva”. Il suo sguardo si fermò sugli occhi di Fabio, ora non più impaziente, anche se dalla mattina lo stava scarrozzando a mezza costa per trovare il posto dove Bepi Talpo guardò per l’ultima volta negli occhi di Nane Sbrisa.
Per continuare a ricordare si è costituito a Cittadella un circolo dell'associazione nazionale dei partigiani d'Italia, l'Anpi.
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