Il dato che ritengo più rilevante delle ultime elezioni- più del potente incedere della Lega e della conferma del Cav quale uomo gradito al pubblico italiano- è l’eclatante incapacità della sinistra democratica di intendere la musica che l’elettorato italiano ormai da diversi anni va suonando. La quale - e chiedo venia per la scurrilità, necessaria unicamente ai fini del Vero - può essere sintetizzata così: cara consolidata “classe dirigente” del PD, levatevi dai coglioni. Musica che tale classe dirigente finge di non capire, e all’indomani dell’ennesima suonata si interrogano sulla necessità di una verifica interna, di un’autoanalisi, su un cambio di marcia ecc. ecc., cose ormai ripetute ad ogni elezione da che io abbia memoria storica; di contro, ricavo l’impressione che la disaffezione dell’elettorato per la sinistra sia motivata da una stanchezza nei confronti delle solite – imborghesite, non comunicative, impopolari - facce. La sinistra democratica a mio avviso soffre di alcuni difetti d’immagine politica che la rendono poco attraente sia all’elettorato che fisiologicamente oscilla da una fazione all’altra, sia ai propri militanti di base. Ne riassumo alcuni. 1. Il partito appare come una società chiusa, strutturato in modo fortemente gerarchico- e la gerarchia va ossequiata-, guidato da un consolidato apparato dirigente: in quanto tale è una realtà conservatrice, ostile al rinnovamento. 2. Non c’è – meglio: non si vuole far emergere - un leader carismatico, che sappia comunicare in modo semplice e diretto, non coinvolto con il suddetto apparato dirigente; figure carismatiche sono considerati outsider e malvisti (Cofferati, Cacciari, Vendola ad esempio). 3. I rappresentanti principali del partito sono incapaci di comunicare con il popolo, ne sono distanti perché essenzialmente lo aborriscono, non conoscono un linguaggio semplice e diretto ( Di Pietro è molto meglio su questo aspetto), si atteggiano a fini ragionatori ma appaiono essenzialmente come degli snob. 4. I rappresentanti principali del partito sono essenzialmente vanesi, amano più se stessi che il Paese che pretenderebbero di rappresentare. Testimonianza il fatto che non si sono ancora levati di torno. 5. I rappresentanti principali del partito danno la sgradevole sensazione di essere più attaccati alla carega che al bene del paese. Testimonianza il fatto che non si sono ancora levati di torno. 6. I rappresentanti principali del partito appaiono arroganti pensando di essere legittimati perché comunque sono stati votati da una parte del paese e scelti internamente nelle primarie. E’ invece fisiologico che qualcuno li voti. O riteniamo fisiologico solo l’astensionismo? O il voto a destra? 7. I rappresentanti principali del partito risultano comici quando dicono di voler costruire un partito nuovo, una nuova alternativa. Si scrive una storia nuova forse con un uomo vecchio? Queste sensazioni, in quanto tali, credo siano incontestabili, specie da chi ha quella tessera di partito in tasca. Provengono da quel punto di osservazione, esterno alla politica, che un uomo politico dovrebbe tenere in considerazione.
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