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Michele Serra ha perso il piglio degli anni migliori (migliori perchè eravamo tutti più giovani), ma ogni tanto lo ritrova.
Vi proponiamo un pezzo apparso su un Venerdì di marzo. Abbiamo la sensazione che "Io non sono buono" sia un'espressione da conservare per i prossimi anni. (s.r.) Gentile Michele Serra, voto Lega da molti anni, e benché debba riconoscere che alcuni leghisti usano spesso un linguaggio da non imitarsi, anzi da condannarsi, mi dica: dove sono queste pratiche offensive della Lega? Se Lei chiama le pratiche della Lega offensive, che titolo darà alle pratiche di chi sfrutta l'accattonaggio attraverso i minori o altro?La mia città è amministrata da molti anni dalla Lega, ma io vedo una città oggi più ordinata, pulita e dove si è cercato di limitare lo sfruttamento dell'accattonaggio, per esempio da parte di genitori verso i figli. Forse a Lei fa piacere vedere dei bambini costretti a mendicare per ore e ore e che riceveranno botte se non portano a casa soldi? È certamente un diritto chiedere ed è pure un diritto dare o non dare. Peccato che mia moglie, una signora alquanto minuta, spesso non riesca a liberarsi di tanti questuanti insistenti e talvolta aggressivi, che guarda caso, non sono italiani, né fùippini e neppure tunisini. Queste persone appartengono a ben precise etnie. Lei mi intende, nevvero?Il problema è profondo e non mi pare proprio che tanti governi di «buonisti», vuoi cattolici o di sinistra, lo abbiano non dico risolto, ma neppure preso in attenta considerazione.
Severino Tramarin (Rovigo)
Caro Tramarin, la ringrazio, intanto, per avermi scritto, prendendo la parola in una comunità di lettori che, in larga parte, non la pensano come lei. Provare a parlarsi - anche con asprezza - aiuta a definire meglio il campo nel quale tutti viviamo, e i problemi sui quali tutti ci arrabattiamo.Primo punto. Sul linguaggio e sulle "pratiche offensive" della Lega esiste, in rete e negli archivi dei quotidiani, un'impressionante collazione di frasi violente, sortite razziste, provvedimenti escludenti su base etnica (...). Difficile metterle tra parentesi, defalcarle a folklore, sminuirne il costante, prolungato effetto venefico.Sono sicuro che molte di quelle parole e di quegli atti politici provochino anche in lei turbamento.Secondo punto. L'ordine, la pulizia, il rispetto delle leggi sono parte costituente di una decente convivenza. (...) Nessuno può permettersi di sottovalutarne l'importanza, e di ignorare l'impatto (anche) negativo che le ondate migratorie hanno sulle nostre abitudini e le nostre regole.Ma vede: ogni immigrazione è il prezzo di uno squilibrio economico e sociale, come sapevano bene i nostri nonni quando partirono alla ventura pur di trovare lavoro e dignità. Pòssiamo decidere che questo prezzo non ci debba neppure sfiorare. Che non lo vogliamo pagare. Che abbiamo già i nostri problemi. Che non siamo responsabili dei disastri dell'Africa, dell'Europa dell'Est, dell'Asia. Ma è come cercare di arginare il mare con un pettine.Mi creda: non si tratta di essere buoni o cattivi. Se le fa piacere saperlo, di fronte alle questue ossessive io mi sento ostile quanto il più ringhioso dei leghisti. Si tratta di cercare, senza troppa sicumera, di guardare in faccia le cose provando (con molta fatica) a governarle. Possiamo decidere di nascondere povertà e emarginazione sotto il tappeto, proteggendo il decoro dei nostri marciapiedi. Ma ci vorrebbe un tappeto enorme. E ci vorrebbe, poi, tanto pelo sullo stomaco quanto ne serve per vivere tranquilli, e con le porte serrate, mentre fuori imperversano miseria e dolore. Quelle porte chiuse, presto o tardi, sarebbero abbattute dall'uragano della storia: sta già avvenendo.Per questo non mi piace la Lega (a parte le continue insolenze antiunitarie). Perché si illude di fermare il mare con il pettine, e dunque non è cattiva: è irragionevole. (...) lo non sono buono. Ho paura del futuro quanto lei. Ho paura del disordine. Non sopporto l'uso sordido e ricattatorio che molti zingari fanno dei loro bambini. Ma forse, diversamente da lei, so che il mondo è turbolento, che la povertà è aggressiva, che la storia presenta i suoi conti. E cerco di attrezzarmi per salvare me stesso, i miei comodi, il mio reddito, le mie convinzioni, senza usarle come un chiavistello che tenga fuori casa la storia. |