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Il numero di marzo dovevamo dedicarlo all'Unità d'Italia, le polemiche, i tricolori, i deliri, i nostalgismi, le fatiche, le storie, i giovani, l'Italia di oggi, l'Italia di 150 anni fa, l'Italia che sarà, tra 150 anni, nel 2161, anni in cui noi non arriveremo, e neanche i nostri figli.
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Metterai un braccio fuori dalle lenzuola per spegnere la sveglia sopra al comodino.
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Un tuono assordante. E poi niente. Come il silenzio brevissimo che precede l’emissione della nota del soprano.
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Questo manichino è un’opera di un artista contemporaneo: Charles Ray.
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Meglio il silenzio. Riflessivo, rispettoso, poetante e pudico. La ricorrenza ci consegna intatto lo slancio della nostra ultima classicità, attimo di equilibrio fecondo, intermedio felice tra due necessarie decadenze.
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Buongiorno ai miei amici, a quelli che ogni giorno si svegliamo e credono che, lustrate le vesti, si possa uscire fuori da un guscio fatto di lamenti adolescenziali e scusanti nazional-popolari e progredire, andare verso un auto brillante, al lavoro perpetuo e non vergognarsi del fatto che fa figo così.
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Michele Serra ha perso il piglio degli anni migliori (migliori perchè eravamo tutti più giovani), ma ogni tanto lo ritrova.
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Laura ha 28 anni. Ha da poco completato il percorso che l’ha portata a realizzare il suo sogno.
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Bene. Benissimo. E finalmente, Santoddio!
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Non scriverà più su queste pagine e neppure su altre pagine.
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Tutta la vita davanti, il film di Virzì, quello sui call center, sul precariato, quello con la Ramazzotti nuda integrale;
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L'altro giorno ho avvertito una fitta alla zampa sinistra, mentre mi rotolavo nel fango.
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Venezia, 2121. San Marco era uno specchio di acqua limpida.
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