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Qua ci sono le elezioni, tutti promettono tutto e il contrario di tutto, ma i discorsi son tutti generali e nessuno capisce quello che voglio io, quello che mi preme e mi spinge: signori, io devo mangiare.
Io sono un animale onnivoro, mangio di tutto, mangio quello che a voi fa schifo, ingurgito rifiuti. Ed ha un senso, il mio onnivorare, il mio mangiare tutto: più variegato mangio e più la sopressa viene buona. E tutti sono contenti. E allora, cos'è che non annuso dentro la campagna elettorale? Sento che manca la fame. La fame. I candidati offrono cene a iosa, ma non hanno fame. Vanno in cerca del consenso, instaurano discussioni, ma non hanno fame. Io, invece, c'ho fame. E tanta. Ma nessuno mi dice dove potrei andare a mangiare. Mi sto arranggiando, e una mezza idea ce l'avrei: ho deciso di darmi alla cultura, e non perchè me ne freghi qualcosa di essere colto e di sedermi in un salotto a pontificare sull'Essere, ma perchè son convinto che un sano mescolamento di cultura e pragmatismo veneto potrebbe essere la svolta. Mischiare cesso e classe, poesia e lavoro manuale, questo è il segreto; mischiare e tritare tutto, come faccio io, nel mio intestino, per fare il salame che delizia più del sesso. Non si può essere ricchi e ignoranti per più di due generazioni, quindi, crisi mia, vien qua che ti mangio. Ho la ricetta di Al Gore e Steve Jobs, natura e tecnica, ideali e mercato. Adesso spacco tutto, trito tutto e mangio tutto. Per il vostro salame. |