Parlo agli irriducibili. E degli irriducibili. Quelli come noi, che non sanno vivere/parlare/respirare senza questo pensiero dominante e benedetto che li accompagna e li ossessiona. Il pensiero che riassumiamo così, noi irriducibili, e, mentre facciamo il riassunto, balbettiamo desideranti: “Quando è che si fa sesso?”. Niente di più lontano dalla pace e dalla serenità e dal cosiddetto equilibrio. Perché noi non veneriamo divinità nebulose e lontane e irraggiungibili. Noi bramiamo la carne. È lei la dea, la soluzione alla noia dei giorni tutti uguali, il logos necessario e irrinunciabile. Quello che ci tiene in vita. Così cerchiamo il nostro Graal in tutti i modi e in tutti i luoghi. La collega di lavoro così carina e minuta e disponibile e sorridente con le tette tonde antigravità. La commessa in super-tiro della Diesel che si lacca le unghie con smalti trasparenti sbagliati –o, peggio, con lo smalto azzurro-. La bionda culetto paradiso con il french terribile e bianchiccio che sorseggia il lounge drink davanti al lounge bar. Desideriamo tutte, ci adattiamo a tutto. Anche a costo di rinnegare il senso estetico minimo che dice di non ridursi così, a desiderare una con il french. Siamo il 3,5% della popolazione. Mica scherzi. Soprattutto maschietti, e va da sé. Più dei comunisti. Sex addict, ci chiamano così. E convivono –dentro questa nostra ossessione- tutte le caratteristiche della dipendenza. Compulsione (la necessità senza freni, la brama assoluta di soddisfazione) e la tolleranza (l’innalzamento progressivo del bisogno, la esigenza di stimoli sempre più forti). E l’astinenza, che ci inchioda al malumore più nero quando l’oggetto chiarissimo del nostro desiderio vola via, si fa irraggiungibile. E proviamo a farci un giro, noi, cerchiamo di distrarci. Usciamo dall’appartamento quasi in centro pagato dal papà che ancora risuona dei gemiti di youporn.com e camminiamo nel gelo di Treviso in cerca di una pace possibile, di una pausa del tormento bramante. Mica ci riusciamo. Tutto dice di una città che, invece di regalare tranquillità, brilla di biondine trendy fianchi tondi tirabaci, di morette eleganti con un italiano base così sexy che le nostre mani tremano, dentro le tasche del paltò. Unica soluzione. Passeggiare in zona stadio. Dove il popolino dei lounge parcheggia. Dove, oltre al parcheggio, c’è solo un Irish pub che vende birre forti e pompa musica accettabile. E niente altro. Se ci va bene, ora che siamo a fine febbraio e la primavera maledetta deve ancora arrivare, la nebbia nasconde le cose le case le persone poche e la stazione di Polizia. Entriamo nel pub e ordiniamo la prima stout. Dietro al bancone un tizio sui cinquanta con il nasone e la panza importante. Respiro di sollievo, prima di guardarci intorno.
|
