La competizione elettorale sta entrando nel vivo, ma la vita appare altrove. Come se la narrazione politica avesse perso qualche puntata e viaggiasse su un binario parallelo. "In piazza contro i suicidi da crisi", titola una locandina, esposta fuori da un'edicola, nella provincia padovana. All'interno un bel fondo di Adina Agugiaro: "Poi è arrivato il «miracolo del Nordest», il tempo delle vacche grasse. Del pollaio trasformato in fabbrichetta. Delle case contadine con i pavimenti in terra battuta ed i materassi in paglia, buttate giù per far posto al villino con la collinetta e la Mercedes in garage. Dell’artigiano divenuto di colpo imprenditore globale. Pareva non sarebbe finito mai, il modello economico divenuto materia di studio nelle università di mezzo mondo: piangiamo invece il dodicesimo caduto in un bollettino di guerra devastante. S’ammazzano i nostri piccoli imprenditori. Gli impresari d’un edile, che non vede luce in fondo al tunnel. I padroncini. Si uccidono i manager. I tecnici. Gli operai. Chi perché non può più «farsi carico d’altre famiglie», che per lui sono comunque «sue» famiglie. Chi perché non riesce più a dar da mangiare alla sua, di famiglia". Famiglia, famiglia, famiglia. I suicidi da crisi e le famiglie in crisi. Pare stia finendo il Veneto del familismo amorale, il Veneto del piccolo, dove tutto è nel microcircuito della famiglia, che genera legami, che fa da paracadute sociale, che è la vera forma sociale dell'impresa. Perchè qui, in Veneto, il 95% delle imprese ha meno di 15 dipendenti, e quindi la maggior parte delle imprese sono famiglie che si sono fatte impresa. Forse è questo che sta finendo, il lavoro a misura di famiglia, la famiglia a misura di lavoro. Detto questo, che fare? Lanciamo una maledizione su quanto abbiamo benedetto fino ad oggi? Annunciamo l'Apocalisse imminente e ci chiudiamo in un rifugio anti-atomico? Dai, proviamo a prenderla con allegria. C'è una grande occasione di felicità in un mondo che cambia, e non è necessario essere livorosi, o assumere le pose del malinconico e antipatico "io l'avevo detto". E non dobbiamo neppure prendercela eccessivamente, ci sono tanti artigiani che - con l'attività in periodo di ribassi - sono tornati alla terra, a coltivare, ad allevare. Hanno ritrovato un rapporto con la Natura. Ostentano meno, liberi dall'urgenza di ostentare, e sembrano più contenti, le guance sono rosse di genuinità. Per il lavoro, oggi, lo sappiamo, e ne parliamo anche in questo numero di SL, serve creare più rete - il 2.0 è nato per questo -, dobbiamo improntare i nostri rapporti ad un maggiore affetto, le relazioni umane hanno un qualcosa di miracoloso e forse ce l'eravamo dimenticato, presi dall'idolatria dell'Individualismo, "mi penso ai cassi mii, ti pensa ai cassi tui". Sapevamo che non si poteva essere ricchi e ignoranti per più di due generazioni. Ora, facciamo uno sforzo di fantasia, dismettiamo l'urlo e l'aggressività come atteggiamento di relazione universale. E proviamo a parlarci, ad ascoltarci. La rivoluzione può essere anche allegra.
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