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Non ce l'hanno mica raccontata giusta, cazzo!
Ci hanno riempito l'infanzia di successo facile, ville con piscina, feste sulla spiaggia e aziende dispensatrici di lauti stipendi e crasse soddisfazioni. Il tutto condito da bollenti flirt con la collega più bella e desiderata.Ci ritroviamo più o meno a trent'anni, più o meno uccelli fragili, più o meno Thelma e Louise, più o meno convinti che ci abbiano dato una gran fregatura. Precari non solo nei sogni, ma soprattutto nelle delusioni.Vien voglia di mandare a quel paese tutto e tutti, prendere le quattro carabattole che abbiamo da parte e partire per un paese civile. Tipo il Burkina Faso, il “paese degli uomini onesti” .Di scendere il piazza con un passamontagna ed una spranga in mano, che se non siamo liberi di costruirci il futuro possiamo sempre provare a sfasciare il presente. Resta la sensazione viscida che non servirebbe a niente, che per quanto lontano possiamo provare a scappare, questo tempo e questo modo di concepire il mondo ce lo portiamo dentro. Non è facile, la vita nella città triste del nostro tempo. C'è sempre qualcuno che si schiaccia le dita col martello o si punge con l'ago. Vien voglia di urlare, certi giorni. Di mollare. Di smettere di cercare lavoro e conoscenza, che tanto non serve a niente.Però, no. A guardarsi bene intorno, questa versione in grigio e nero della Grande Isola dei Quasi Famosi non è solo sangue e merda, lacrime e sudore.È percorsa da un sottile filo rosso di felicità. Felicità spicciola, di piccole cose. Degli occhi della donna che ti fa sentire sicuro e al sicuro, o di un gol all'incrocio dei pali nel paludoso campetto dietro casa. Di una frase che ti resta inchiodata nella mente, letta per caso in un libro abbandonato in treno. Di una sconosciuta che si fida abbastanza del mondo da raccontarti sorridendo la sua vita, mentre vi spartite il freddo davanti ad un teatro.Il filo rosso delle cose reali. Quelle da cui partire per costruire una città nuova. Che sia meno grigia e meno nera.Dove le persone possano farsi strada per le capacità individuali anziché per servilismo, e dove i meno forti trovino sostegno anziché compatimento.Dove donne e uomini siano talmente uguali da poter esprimere tutte le forme delle loro profonde differenze.Una città dove valga la pena vivere. Dove non dover sperare in una nomination per tirarsene. |