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La retorica sul merito mi ha proprio rotto le balle.
Finiamola di parlare di meritocrazia. Al potere c'è la zerocrazia romana. In fondo, basta essere alternativi, ricciolini, trasognatini, e seminare fase-Zen-perenne ovunque, dare l'idea frufru di essere sempre su un'altra dimensione, ed ecco che tutti ti considerano un artista. Giovanni Allevi, guru delle orchestre senza essere direttore d'orchestra, che ha imparato da Muti guardandolo su youtube. "Ma vaffanculo", gridano incazzati a ragione tutti quei musicisti che si sono fatti il culo quadrato, altro che "Muti-su-youtube". Ed io dalla mia porca stalla rimbalzo la loro voce, contro il pensiero unico romano, contro il paraculaggio fatto sistema, contro gli amici di Veltroni, i parenti di Alemanno, e tutto il sistema delle relazioni salottiere, in cui tutti-tutti sono invischiati. Serve davvero un popolo, se ancora c'è un popolo. Un popolo che boicotti questa gente, questa farsa, questo gioco di specchi. Ci vuole pragmatismo, ma col "servèo", e farla finita, con questa gente; c'ho le "sate" nella merda, ma ho lo sguardo che va oltre, amo l'arte, il bello, perchè conosco lo schifo. E vi dico che non è bello ciò che il romanismo dice, è solo un gioco, un business, un sistema di amicizie che produce stronzate. Ora basta. Arte a casa nostra. Poeti a casa nostra. |