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Quella mattina il bibliotecario non riusciva a credere ai suoi occhi.
Di rientro al lavoro dopo il fine settimana, trovò che erano rimasti pochissimi libri sugli scaffali, e un biglietto sulla scrivania recitava:“Caro Roberto, ti chiediamo scusa per il dolore che con questo gesto, seppur in maniera del tutto involontaria, ti procuriamo. Sappiamo quanto tu ci ami e, credici, il tuo sentimento è ricambiato. Proprio per questo abbiamo deciso di andarcene: per toglierti dall’imbarazzo. Era ormai insopportabile per noi guardarti passeggiare avanti e indietro, sbirciandoci di soppiatto, senza mai trovare il coraggio di rinchiuderci in uno scatolone. Troppo grande era la pena che provavamo nel vederti così umiliato. Ci siamo talmente immedesimati nella tua vergogna da riuscire a mettere in atto l’azione che da tempo vorresti compiere: lasciare questa terra desolata e andartene altrove. Buona fortuna!”Seguiva una lunga lista di titoli. Alle opere degli artisti recentemente messi all’indice, s’aggiungevano quelle già più volte osteggiate, censurate e bandite in passato. Grandi classici, tra i quali qualche edizione della bibbia e altri libri sacri, per non parlare di tanti testi di cucina e persino un manuale di bricolage si sono uniti ai fuggiaschi e pure loro hanno abbandonato la biblioteca. Sparsi in terra qua e là giacevano alcuni volumi, quelli che non erano riusciti a decidersi. Una violenta vertigine costrinse Roberto a sedersi. In testa presero a rimbombargli le parole di disprezzo che usò Dante verso gli ignavi, “l'anime triste di coloro/che visser sanza 'nfamia e sanza lodo”.Prese una penna e cominciò a scrivere. |