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Vincenso è una persona mite. Di quella mitezza vera.
Una di quelle persone per le quali gli inrintracciabili fili dell’esistenza hanno probabilmente riservato pezzi consistenti di infanzia felice, genitori giustamente amorevoli e distratti, insegnanti concavi e stimolanti. Che hanno vissuto il proprio ambiente come un mondo interessante. Un ambiente che, affrontato con una buona dose di curiosità, si fa esplorare e rivela tutta la sua materia. Persone abituate a vivere anche sconfitte e ferite. Col dolore di chi è colpito, ma che non si lascia seppellire e che cerca forza e desiderio per rialzarsi, con rinnovato amor di sé. Persone non banalmente positive. Che sanno esercitare l’allegria e la leggerezza come un tessuto buono che dà sale alle cose. Vincenso è uno così, di cui talvolta si sente dire l’è na bea persona.Persone così intere esistono. E sono più di quello che normalmente non si pensi. Il loro equilibrio non è grigiore noioso, ma vivezza realizzata, porosità esistenziale. E’ mancanza di presunzione, giusta consapevolezza, misura di non bastare a se stessi. La loro capacità di guardarsi da fuori apre alla possibilità che le loro relazioni si orientino all’apertura verso gli altri, senza confondersi, conservando una consistenza di sé, condizione per poter stare con gli altri. Persone che quando si dice l’è uno umie si capisce subito, intuitivamente, che si parla di una forza, di un’energia, non di una flaccida debolezza. Persone che hanno coltivato i loro talenti. Anche quelli apparentemente inutili e non immediatamente rivolti a cercare risultati e vantaggi. Leggere libri. Fare viaggi. Amare il vino. Conoscere la musica. Coltivare la terra. Saper fare tutto con le mani.Persone così intere esistono. E sono più di quello che normalmente non si pensi.Vincenso è del 1958. Vincenso è una persona moderna. Nel microcosmo del suo paese ha vissuto il tempo in cui, con suoi contemporanei, ha potuto fare l’esperienza di un mondo che stava cambiando radicalmente. Vincenso ha studiato alle scuole superiori. Vincenso ha partecipato, dando il suo contributo, alla vita della sua comunità.In paese Vincenso è stimato. A lui, nel tempo, sono state affidate diverse responsabilità pubbliche, fin da giovane. Presidente della protezione civile. Consigliere comunale di una lista civica di iniziativa popolare. Alla sagra gli affidano l’incasso e i conti. Molti altri incarichi li ha serenamente rifiutati oppure ha contribuito a passare i suoi ad altre persone. Pur non essendo un credente è stato interlocutore importante di tutti i parroci che si sono succeduti negli ultimi trent’anni in paese. Delle persone che conosce è curioso delle passioni, dei linguaggi, delle loro convinzioni. Non gli viene spontaneo valutare negativamente qualcuno. Per farlo deve pensarci bene, approfondire, capire.Non è percepito come uno di sinistra, anche se alcune sue modalità e caratteristiche fanno dire alla maggioranza destrorsa e leghista del paese magari quei de sinistra fosse come Vincenso, co lu sì che se poe parlare. Quando nel territorio arriva l’ondata leghista qualcuno lo contesta perché è un interlocutore troppo disponibile del nuovo sindaco; soprattutto in una furiosa e inutile discussione pubblica sul diritto di tutti alla pratica del proprio culto. Quelle discussioni in cui, spesso, non si parla veramente della questione, ma che sono l’occasione di scaricare chissacosa contro chissachì.A Vincenso, poi, a ghe ze capità. Uno dei suoi figli gli è stato portato via. In appena tre settimane, da una meningite. Senza attesa. Senza tempo.Vincenso da subito ha reagito con l’abito consueto della sua persona. E’ stata un’emozione per tutto il paese. Vincenso al funerale ha regalato a tutti parole insperate, difficili ma piene. Molte persone in quelle ore, scosse da quel suo dire, se ne sono volute nutrire. E forse per questo sono stati più capaci di vicinanza e sapiente, silenziosa solidarietà.Per Vinsenso sono stati, questi, mesi di pensieri rocciosi. Ma poi la sua vita gli si è aperta in un movimento anche a lui sconosciuto. Ha iniziato a diffondersi in lui una comprensione radicale, quasi allucinata. Ha cercato di coinvolgere tutti. Come se gli si fosse rivelata una quantità indicibile di senso, insieme pratico e assolutamente definitivo. Qualcosa di fuori dal tempo.Ha cercato molte volte il sindaco. Gli ha spiegato di aver compreso a fondo il compito e la funzione della politica. Ora, per lui, la politica doveva occuparsi della morte. Al suo fondo, fare politica era associarsi per resistere contro la morte e il suo dolore. Che tutto il resto, da asfaltare le strade a organizzare i servizi, veniva di conseguenza. Ha presentato diversi progetti: un utilizzo comunitario del cimitero, molti interventi per il sostegno delle persone colpite da lutti, da perdite di qualsiasi natura. Vincenso continua a dire che il compito principale della comunità e dei suoi responsabili è difendarse daea morte e dal so doeore, di praticare forme laiche di consolazione. C’è in lui ora un’energia lucida, quasi offensiva, come quella espressa da chi pensa di aver intuito l’osso, il sugo, la radice delle cose.Molti lo hanno ascoltato in queste settimane. Con la cura, l’attenzione e la considerazione che da sempre si erano riservate alla sua persona, alle sue idee, alle sue proposte. Ma oramai si è insinuata in molti l’idea che questa sua nuova comprensione del mondo sia l’esito di una condizione di dolore insopportabile. La sensazione precisa che Vincenso – davvero - si sia perso. Il sindaco, con una delicatezza che non gli è usuale, ha coinvolto il parroco. E poi i servizi psichiatrici. Ma più aiuto gli viene offerto, più la forza della sua nuova visione si radica e si rinforza in lui. Vincenso prova l’ultima volta ad incontrare il sindaco per presentagli il suo pacchetto di proposte da fora de testa, come dicono. Lo hanno visto salire in municipio con un borsone a tracolla. Oramai molti hanno per lui sentimenti di pena senza precedenti. Si è fermato per due ore dal sindaco.Poi è uscito dal municipio. Nella piazza del comune, tra le troppe macchine mal parcheggiate, i genitori tengono i bambini per mano all’uscita da scuola. I bambini più grandi, da soli, nascosti dalle cartelle appese alle spalle, gli passano davanti, guardandolo. Gli uni e gli altri sfilano verso casa mentre lui, da dentro il borsone, tira fuori il megafono. Soffia due volte per vedere se funziona. Poi ci grida dentro: luamaro el sindaco, luamarooooo, luamaro el sindacooooooo. La piazza si è svuotata mentre lui, ancora, è lì che grida.Persone così intere esistono. E sono più di quello che non si pensi. |