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Un giovane ingenuo, perlopiù sbarbato, il portafogli sempre vuoto, pensava di poter risolvere la sua intera esistenza in un unico attimo: penetrando la segretezza di quello che – in reazione ad un educazione troppo cattolica – intendeva come il Regista.
Considerava alcune scene già vissute capricci preziosi di una realtà ulteriore e si arrovellava nel tentativo di risalire a questa presunta trama di fondo, convinto di poter scorgere per intero la parte che lui stesso avrebbe dovuto interpretare. Amava assecondare le sensazioni e spesso capitava nei giardini di Sant’Elena, in una panchina a lui cara in riva alla laguna. Ascoltava, mentre il suo sguardo si lasciava volentieri distrarre dalle caviglie delle fanciulle a passeggio; si soffermava sui dettagli, convinto com’era che lì risiedesse la preziosa maestria dell’intera messinscena: sentiva muoversi addirittura dei numeri, che puntualmente giocava sulla ruota di Venezia, il più delle volte senza riscontro. Era un principe della miseria, un semplice illuso. Nel giorno dell’evidente sconfitta una voce sconosciuta, in fondo amica – ferma, pacata, cordiale – gli impartì un ordine: “Lascia semplicemente che le cose accadano”. Pensò: se l’opera fosse postuma? Smise di interrogarsi e si guardò le mani per la prima volta, forse. La sorpresa fu grande. Cinque dita e quattro spazi: musica! Cominciò a rimboccarsi le maniche e, nel guardarsi attorno, realizzò che alla sua fantasia gli orizzonti non erano affatto preclusi. Imparò la lezione dei mercanti sull’ostentazione del valore in vista dello scambio. Senza rimpianti. Sospesa la volontà di gettare luce ovunque, ora si muove nella leggerezza della finzione perenne, che presuppone una radicale rinuncia di fondo e non è semplice menzogna, ma invece, omissione sofferta, convenienza poetica, ambivalenza di ragione e torto. Si sente sollevato: mille cose da fare, sigaro e rossetto per le grandi occasioni (presunzione d’artista) e un carnevale di amici intorno. Senza essere monumentale, in un continuo viavai, da modesto dio divertito, qual’è, riscuote in terra il suo credito. |