|
Quando il rispetto scompare anche di fronte alla morte, di fronte al rito della sepoltura, di fronte alla salma di una persona defunta che cosa possiamo dire, o meglio fare?
Si sta parlando, per essere chiari, di un noto personaggio televisivo, protagonista a suo tempo di un interessante saggio di Umberto Eco intitolato “fenomenologia di Mike Bongiorno”. La cronaca è nota: ignoti si introducono furtivamente nel cimitero e rubano la bara di Bongiorno. Ecco, anche Eco è stato superato. L'approccio teorico è stato sconfitto. Si è andati oltre. Oltre il punto in cui la realtà aveva ristabilito la sua predominanza sulla fiction, nel giorno della scomparsa del presentatore. La morte aveva riappacificato tutti, portando equilibrio: polvere eri, polvere sei vissuto, polvere ritornato. La fiction però, con un colpo di coda che in pochi ci saremmo aspettati, ha ribaltato nuovamente i rapporti di forza, riaffermando il suo potere. È il primo cadavere mediatico di questi tempi. Nel senso di cadavere che appartiene ai media, al mondo della fiction e non alla realtà. Un cadavere che per forza di cose torna a vivere, nella fiction di un racconto surreale, grottesco, come nei film di zombie. “Il defunto si alzò, uscì dal cimitero e se ne andò a spasso per la città, lasciando la sua bara pesante e la sua morte per finta.” |