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Fra dormiva poco la notte. All’ingresso nella pubertà, il suo corpo aveva cominciato a dare problemi.
Quella sua femminilità, così bella ma irregolare e fragile non l’avrebbe lasciata tanto in pace neanche da adulta. E allora, la notte vegliava. Ma senza libri. Senza musica nelle orecchie.Televendite soltanto. Materassi, vasche a idromassaggio, net-book, creme rassodanti.Fra guardava, e guardava, come un bambino ad occhi spalancati sulle bolle di sapone, incredulo e immagato, ansioso di vedere la prossima bolla, e quella dopo, e quella dopo ancora. Fra aspettava spazientita che il lungo giorno passasse, per poter finalmente vedere un’altra puntata. Shopping mentale. La giornata era un’immensa parentesi di sole e scuola, un lunghissimo palinsesto, per giunta noioso, chissà perché frapposto alla notte. La trigonometria, Ungaretti, l’unità d’Italia o Hegel sbiadivano in un velo cinereo e oscurante la vera realtà come corpuscoli disturbanti sulla retina impressionata, e a poco a poco impressionabile solamente dalle promozioni commerciali notturne. Reali erano piuttosto le pancere o le creme anticellulite che aveva acquistato dai promoters dello schermo, peraltro senza nessun bisogno. Aveva infatti un corpo da dea. Per gli adolescenti ormonalmente attivi, era una dea. Ma si vedeva rotoli in vita. L’aveva sentito dire dai televenditori, e quindi c’erano. Nelle poche notti di sonno, quand’era costretta a placare le turbolenze cicliche dei suoi femminili dolori per poter reggersi, sognava di avere in soggiorno il divano dell’ultimo reality e la pochette griffata di Nina, la vincitrice. È curioso come le cose che vediamo si infilano sotto le nostre palpebre e muovono fantasie e desideri, cosicché a fare e a dire può essere un altro da noi. Un altro in noi. E chi inietta quest’altro può persino farci vivere altre vite.Il due Agosto era morta Teresa, vicina di casa e amica di Fra: la solita macchina, col solito ragazzo scemo e a musica alta non aveva rispettato lo stop. Quell’esile corpo era sbalzato a terra come un’allodola. Lei era in vacanza in costa Smeralda, frutto di tanti tardo-pomeriggio a promuovere abbonamenti telefonici di cellulari .Finché prendeva l’aperitivo in bordo alla piscina, preludio alcoolico di una notte di festa e amici ricevette la telefonata di sua mamma: corse fuori, lasciando il calice sul bancone del bar correndo in pianto tra gli ulivi del giardino adiacente il locale. Era sconvolta, si erano improvvisamente rianimati i ricordi dell’infanzia: le corse al muro per non pagare pegno, le canzoni col giradischi della nonna, gli spruzzi nella piscina gonfiabile nei pomeriggi estivi. Quella parte buona di noi, autentica. Reale. Però era impossibile tornare a casa, perché non c’erano voli a breve, perché erano su un’isoletta e poi, beh, dopotutto la vacanza era appena iniziata. Era irreale farlo. Allora, davvero straziata, decise di mandare un lungo sms di condoglianze alla famiglia ripromettendosi di passare ad abbracciarli una volta tornata. Cliccò “invia”. E tornò, sbattuta, al bancone. La notte proseguì. E una volta a casa, si scordò di passare. Intanto, non avendo ancora risolto i suoi problemi di dolore al ventre, continuava a guardare le promozioni notturne e a comprare il giorno dopo ciò che aveva visto la notte prima.Dopo la palestra, giro di cocktail con le amiche, e a casa.Buonanotte. |