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Finì che la ragazzina incontrò l’uomo della sua vita, iperteso come sua madre.
Lo amò da subito. La amò, forse per meno di quattordici giorni, ma a lei non importava. Si sa, pensava, che la proprietà non si misura nella nostra inclinazione ad essere padroni, ma nell’attitudine delle cose ad essere possedute. E fu così allora che lei, che non era mai stata di nessuno, decise di offrirsi all’uomo della sua vita. Prenotò una stanza d’albergo in Eurasia, in provincia di Rieti. Gli diede appuntamento di notte, in mezzo ad una piazza, lo andò a prendere con la paura e le chiavi della stanza in tasca. Salirono le scale dell’albergo, lei si guardò nello specchio della camera l’ultima volta prima di diventare donna; il destino chiuse la porta. Si spogliarono. Si offrì a lui come un pasto: lui la mangiò con le mani e tutto il resto. Poi venne il sonno, dopo la schiena spezzata, i muscoli indolenziti e qualcosa laggiù in fondo, rotto.Aprì gli occhi qualche ora più tardi. Lui se ne era andato: trovò soltanto l’alba stesa fra le lenzuola, e nessun altro. La mancanza fu come uno di quei disegni dei sussidiari. Prima c’è l’essere unicellulare, poi le cellule diventano due, poi interviene la gemmazione e tutte quelle balle che non aveva mai avuto voglia di studiare. La mancanza per lui, ad un certo punto, ebbe uno scheletro ben formato, quasi la schiena di un animale. Lei restò ad accarezzarlo, restò a leccare le lenzuola come un cane.Il Grande Fratello, un sedicenne brufoloso, sintonizzato fino a tardi nelle stanze d’albergo dei prolet da dieci giorni per una ricerca geopolitica sull’amore, si intenerì per quella ragazzina nuda e disperata. Provò compassione per quella cagna che guaiva stesa tra le lenzuola macchiate di sperma e di sangue, e per consolarla aprì l’audio nella stanza e le sussurrò le sole parole d’amore che per dieci giorni aveva sentito usare dagli uomini dopo l’amplesso:“Sei-venuta-almeno-tesoro?”. |