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In bilico tra reality e realtà, tra Matrix e Orwell, tra tv tette-e-culi e donne-vere: è questo lo STILELIBERO di febbraio, sospeso tra due mondi, sberleffi sulla schizofrenia di questo tempo, in cui si fatica a scrivere il racconto reale perchè ci sono un sacco di ostacoli alla verità: i media, il tubo catodico, la gente insemenìa, un'industria della menzogna che rappresenta un Nordest e un'Italia che non c'è, etc. etc. etc., è sempre colpa dei giornali, blablabla.
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Finì che la ragazzina incontrò l’uomo della sua vita, iperteso come sua madre.
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Fra dormiva poco la notte. All’ingresso nella pubertà, il suo corpo aveva cominciato a dare problemi.
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Che giramento di coglioni l’altro giorno in autobus.
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Quando il rispetto scompare anche di fronte alla morte, di fronte al rito della sepoltura, di fronte alla salma di una persona defunta che cosa possiamo dire, o meglio fare?
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Un giovane ingenuo, perlopiù sbarbato, il portafogli sempre vuoto, pensava di poter risolvere la sua intera esistenza in un unico attimo: penetrando la segretezza di quello che – in reazione ad un educazione troppo cattolica – intendeva come il Regista.
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Quattro bambini vengono uccisi dalle fiamme in un campo rom a Roma.
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Belli i tempi in cui lo chiamavano VIP, lo fermavano per la strada e gli chiedevano foto e autografo.
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Lettera apparsa sul mattino di Padova in riferimento al noto caso della "moschea" di Grantorto (Alta Padovana).
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Non c'era. Il solito pachistano puzzolente e rompipalle quella mattina non c'era.
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Vincenso è una persona mite. Di quella mitezza vera.
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Quella mattina il bibliotecario non riusciva a credere ai suoi occhi.
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La retorica sul merito mi ha proprio rotto le balle.
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Non ce l'hanno mica raccontata giusta, cazzo!
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