Certo che ce ne hanno raccontato di balle, in questi anni di veloce avanzamento verso il baratro della crisi.
Quando si sono resi conto che il paese dei balocchi non sarebbe potuto durare in eterno, han pensato bene di risparmiare sulla manodopera e allora è nata l' "internazionalizzazione" delle aziende. Il che significa che un operaio in Romania ti costa meno che in Italia. E vadano a farsi benedire i frocetti occhialuti che pontificano sul valore sociale dell'economia e sulla qualità del lavoro: è questione di skei. E magari posso anche essere d'accordo. Ma ora abbiamo toccato il fondo. Capita infatti che lungo una delle Provinciali del Nordest, tra Vicenza e Treviso, un'azienda con centinaia di dipendenti (governance emiliana) abbia deciso di spostare la produzione. Dal Veneto - in cui hanno creato e ricevuto ricchezza - passano a Napoli, perchè lì il capannone gli costa un niente di affitto, avranno agevolazioni pubbliche, la tassa sui rifiuti manco la pagheranno. Sarò sereno nel giudizio: è una cretinata pazzesca spostare un luogo di lavoro dal Veneto a Napoli. Che sarà un luogo caldo, ed avrà la pizza buona, ma non è certo terreno fertile per qualcosa che abbia a che fare con un'economia decente. Lì domina l'anarchia più spinta e se non esplode la città è perchè il Vesuvio ci tiene ad avere l'esclusiva di far saltare tutto lui, un giorno. |