Credo che questo modo di vedere le cose porti in sé – allo stesso tempo – sia la veridicità che la superficialità di tutti i luoghi comuni. Il 2009 è stato un anno di sofferenze per le banche (al terzo trimestre 2009 sono più di 55 miliardi le sofferenze lorde delle 5 prime banche italiane, in taluni casi superiori anche alla capitalizzazione di borsa) e gli aumenti di capitale sono stati necessari in più di una circostanza. Il 2010 promette di essere un anno del tutto simile. Le banche continueranno ad avere perdite: sono aziende in crisi, come tante altre. L’atteggiamento oltranzista sopra descritto è quindi il modo per difendersi in una situazione di difficoltà: come le aziende sono costrette a negare il pagamento ai loro fornitori perché a loro volta non sono pagate per le commesse eseguite, così gli istituti bancari negano o restringono il credito per proteggersi da crediti non più riscuotibili. Né si può dedurne che “tanto alla fine le banche non ci rimettono mai perché scaricano i costi della crisi sui loro clienti”. Se le quotazioni borsistiche di tutti i titoli bancari si sono ridotte finanche dell'80% significa che qualcosa – il patrimonio di un'impresa – è andato perduto. Le restrizioni sul credito di oggi di fatto sono la conseguenza dell’eccessivo allentamento dei cordoni della borsa che ha caratterizzato gli anni passati. Quando le banche prestavano soldi troppo e smodatamente a tutti – un atteggiamento senz’altro deleterio - nessuno però si occupava di denunciarne la pericolosità, perché tutti -da chi legge a chi scrive, fino ai vertici ministeriali- ne beneficiavano. Il credito facile ha fatto comodo a tutti. Più finanziamenti vuol dire più investimenti, più spesa, più consumi, più lavoro, maggior gettito fiscale da consumi ed imposte su redditi, ecc. Alla fine però l’oste presenta sempre il conto. Prima di fustigare la voracità delle banche, mi chiederei dove e in tasca di chi sono finiti tutti quei soldi che le banche hanno prestato. Al banchetto del credito facile tutti infatti abbiamo gozzovigliato, in misura diversa: c’è anche chi ha incassato guadagni enormi anche per gli anni a venire. Attribuire alle banche sempre e comunque il ruolo del cattivo mi sembra allora non solo poco preciso, ma anche ingrato. Non è certo mia intenzione fare l’apologia delle banche; la loro fama non è probabilmente nata dal nulla. Solamente, osservo come limitarsi all'invettiva non aiuti certo il processo di comprensione della nostra realtà, della quale le banche sono una parte integrata, e non un corpo estraneo. |
