Alla base di questa esplosione della domanda non c'è un'improvvisa passione dell'australiano medio per il campeggio, il viaggio, la scoperta, ma la crescita rapida e vertiginosa di un fenomeno già da tempo conosciuto: quello dei Grey Nomads, i “nomadi grigi”. Coppie o single over 50 che, freschi di pensione e fiduciosi nelle proprie condizioni di salute, vendono la propria abitazione o (più frequentemente dopo l'inizio dell'ultima crisi) la lasciano ai figli, comprano una roulotte o un camper e passano il resto dei loro giorni a viaggiare, chi per il continente, chi per il mondo. Unica tappa fissa l'ufficio postale o la banca presso cui ritirare, una volta al mese, la pensione. Non si parla di qualche dozzina di vecchietti pazzi furiosi, gasati e istigati alla vita avventurosa dai calci volanti di un Chuck Norris sessantenne in forma smagliante. I numeri ci dicono di svariate migliaia di persone che fanno questa scelta di vita, quasi a sfidare, secondo gli antropologi, quello che è il modello culturale dominante dell'anziano, quello cioè che lo vede come persona in decadimento fisico e intellettuale e destinata alla dipendenza, più o meno spinta, da altri. Piacciono entrambi gli aspetti socialmente rilevanti di questo modo di affrontare la pensione: sia il senso di indipendenza e la libertà personale, e quindi autonomia da tutto e da tutti, senza essere un peso per nessuno; sia il liberare spazio e risorse per le generazioni più giovani, in alcuni casi direttamente, dando l'abitazione a figli e parenti, in altri solo facendo un passo indietro da una posizione privilegiata, lasciando che altri con maggiore necessità la possano occupare. Esattamente come succede nel nostro paese. Non sono a conoscenza dei dati aggiornati (perchè farsi ulteriormente del male? Sono sicuro che la situazione è peggiorata) ma qualche anno fa la Regione Veneto investiva il 70% del suo budget per la spesa socio-sanitaria in interventi rivolti agli anziani. Il dato per me è sconcertante, va esaminato con cura e vanno trovate delle soluzioni al più presto, lo dico senza pudore, per riequilibrare gli interventi a favore delle generazioni più giovani. Sappiamo tutti che la popolazione italiana sta invecchiando rapidamente. Se insistiamo nel rispondere a questo fenomeno con il modello attuale, largamente assistenziale (clientelare), presto non ci saranno più né le risorse per i vecchi, né per i giovani. La nostra generazione deve aiutare le precedenti a capire, anche aiutandosi con esempi reali come ciò che accade in Australia, che è possibile invecchiare in modo diverso, direi più sostenibile (parola chiave del nostro tempo come nessun'altra). Che la qualità della vita non passa soltanto attraverso una certa possibilità di spesa ed una certa dose di assistenza medica ricevuta che mantenga il corpo in buono stato di conservazione. Che il senso della propria vita, oltre una certa età, può essere altro dal restare in questo mondo il più a lungo possibile a qualsiasi costo. Per il funerale di mio nonno abbiamo probabilmente speso quanto ha speso suo padre a mantenerlo, a polenta e latte, da zero a dieci anni. In medio stat virtus, dicevano gli antichi; e la mediazione dobbiamo trovarla noi, perché agli altri sembra non interessare proprio. Anzi. |
