Alte e basse. Le prime coprono il mare e vi voliamo in mezzo. Le seconde si chiamano nebbia. Dalla città murata, in auto, da Vicenza in treno, da Milano in pullman fino all'aeroporto, ci hanno fatto compagnia nuvole basse. In aereo, dopo mezz'ora, siamo sbucati nel sole ed anche le nuvole alte rimangono sotto come una sterminata pianura di zucchero filato. Volare. Un cenno di Sicilia, a discesa iniziata, mentre le nuvole alte apparivano grandi e lontane come ciminiere, centrali atomiche, torri di rigassificazione. Bianche. Mare azzurrogrigio, cielo blu, terra rossa, pietre rosate, ocra, giallo oro, campicelli verdi, di un verde spensierato e felice, orlati di muretti a secco, con ulivi, palme, ficus e fichi d'india. Malta. Aeroporto, strade intasate, sporco, sporcizia, confusione, edifici, piccoli, grandi, vecchi, cadenti, modernissimi, vetro, acciaio. Raccontano le loro storie simili e solitamente più lunghe della vita di ogni uomo. Anche gli edifici nascono crescono e quindi invecchiano. Nel Mediterraneo, Malta, Napoli, Palermo, Valencia, Atene, Salonicco, Creta, tutto si lega, s'intreccia, fiorisce, sfiorisce, si fonde poeticamente, musicalmente, e c'incanta. Le terre del mare nostrum ci osservano beffarde, indifferenti, come monaci buddisti. Hanno visto transitare civiltà raffinatissime, coltissime, capaci comunque di orrori indicibili, e loro restano là, accarezzate dalle onde salate, orgogliose dei loro resti, testimoianza della loro capacità di sopravvivere come città, come paesi, come semplici borghi o chiesette isolate, come grappoli d'uva maturata dal sole. Come le loro genti. Mischiate, miscelate, sofferenti, segnate dal tempo e dalle ingiurie dei potenti, ma tenaci, generose, astute, mai sottomesse e sempre dominate. Sette ore di lezione, visite, sempre interessanti, con guida rigorosamente in inglese, colazione pranzo e cena dialogando, sempre in inglese, con un kazaco e un moscovita. La mia miniclasse. Insieme fanno quasi la mia età. Due giovanotti seri. Hanno una certa soggezione da quando hanno scoperto che conosco la storia e la geografia dei loro rispettivi paesi molto meglio di loro. Ottimi insegnanti si alternano. C'insegnano, ci correggono, ci guidano, partecipano attenti alle nostre conversazioni. Anche per gli insegnanti sono un caso a parte. Uno S.C.U.: Settore Casi Umani. In inglese parlo come un immigrato albanese pastore di pecore nella zona del monte Tomatico, ma sui contenuti sono costretti a muoversi con estrema cautela. Hanno dovuto concordare che sui mass media prevale la sistematica propaganda sull'informazione. In tutto il mondo. Putroppo succede, chissà come (anche Luttwak e Pansa non hanno trovato ancora una soluzione), che nel nostro mondo, assolutamente il migliore, i ricchi contiunano a diminuire, diventando però smisuratamente più ricchi, e invece i poveri aumentano sempre di più e sono diventati infinitamente più miseri. Un mondo di merda. In estrema, pregnante sintesi. In Italia, fortunatamente, siamo abbastanza a posto. Infatti un mancato premio Nobel per l'economia ha affermato che tutto ciò succede perchè nessuno ha più voglia di lavorare. Eccetto lui, Sacconi e la moglie di Vespa, cioè l'Ape Maia. Comunque ci sta pensando su. Sei giorni passano in fretta. Fiori per le professoresse, anche questa una novità clamorosa. “Italian style” spiego. Sabato, ultimo giorno, niente lezioni. Avevamo programmato di passarlo insieme a Gozo ma: il kazaco, maritato con figli e figlie, si è perso dietro un amorazzo con una praghese, il moscovita è a letto con la febbre o una giapponese. Occhio ai corsi full immersion che superano la settimana. Tutto è pronto. Mi sono fatto la doccia e cambiato. Un giorno tranquillo, da solo, in un'isola povera ma bella. Abbraccerò le mie amiche suore Agostiniane. Sono quasi emozionato. Di buon'ora, invece, nella hall, già mangiati, mi stanno aspettando una decina di persone, dalla Spagna ai monti Urali, per andare insieme a Gozo. Il mio primo incarico da tour leader. Rigorosamente in inglese. |
