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Dicevano – tutti, nessuno escluso, con diverse sfumature, con qualche concessione problematica, ma tutti - che il tema era la “sicurezza”, che bisognava rispondere alla “paura”. Tutti, un coro uniforme, nessuna stecca nel coro. Pensiero unico, ideologia unica, narrazione unica. Ci davamo ragione.
E così ci siamo messi dentro il binario unico, infarcendo il nostro tempo di luoghi comuni; ci siamo aggrappati al “buon senso” senza preoccuparci di darci un “senso” al “buon senso”. È come se nel condividere un sistema di pensiero – banale, superficiale, triste – avessimo trovato una forma di calore, un affetto rassicurante. Per rompere l'incantesimo triste della narrazione unica, del binario unico, STILELIBERO ha provato a varare una nuova Resistenza. Oggi, la narrazione unica da' i primi segni di fiacchezza. Non è certo merito nostro, le narrazioni vanno e vengono nella storia degli uomini. Ma spetta ad alcuni uomini raccontare le narrazioni, quei percorsi che legano e intrecciano una civiltà in un certo tempo. Già a settembre scrivemmo del cortocircuito crisi-suicidi (e questi mesi ci hanno raccontato suicidi di giovani e imprenditori), abbiamo insistito sul tema cruciale della sostenibilità e sull'urgenza di passare dalle enunciazioni di principio alla Terra, abbiamo alzato i toni sulla necessità di una rivoluzione giovanile. Oggi, sia pur in un sistema di giornali e tv assuefatto alla “narrazione unica”, i temi chiave si stanno incuneando: è il potere della rete, è il potere – forse – di quella che in questo numero chiamiamo “rivoluzione momentanea”. Quella rivoluzione che Giacomo da Venezia cerca di fare con una barca a remi e a vela: in 6 mesi, con un milione di vogate, partirà da Londra, attraverserà Reno e Danubio, arriverà sul Mar Nero, ad Istanbul. È il Veneto che unisce l'Europa, che incarna lui stesso “un'altra narrazione”. Un'altra narrazione possibile è quella di un Veneto che dismetta un cattolicesimo di facciata ed entri dentro la dimensione del dono, del perdono e dell'abbandono. Un'altra narrazione è quella che sposta il nostro sistema dalla fine della vita all'inizio della vita. Parliamo di tutto questo nel foglio che avete in mano, che - per certi versi - rappresenta una svolta: STILELIBERO lancia un appello intenso e delicato, così delicato da non urtare nessuno, così delicato da non imporre nulla: l'appello va a tutte quelle passioni, intelligenze, energie che crediamo abitino i nostri luoghi, il Nordest; a tutti coloro che – in un certo senso – percorrono strade abbruttite, ma vedono anche le bellezze dei nostri centri storici e le potenzialità di arte ed enogastronomia, mai abbastanza raccontate, che scaldano le nostre province. Dopo la rabbia della resistenza e del dissenso, la sensazione è di essere entrati in un Tempo che comincia ad aprirsi alla speranza. La pazienza e la fatica sembrano avere un senso, il precariato non è una condanna divina ed eterna. Oggi, forse, ci stiamo accorgendo, in tanti, sempre di più, che la narrazione unica ha un binario, diverso, accanto al suo. C'era una zona libera – per camminare, vivere, amare – e noi l'abbiamo vista, e ci stiamo costruendo, davvero, un altro binario. Il Tempo ci sta aprendo alla Liberazione. |