Adorava correre.
Sentiva l’adrenalina crescerle dentro ogni volta che premeva su quel pedale. Non era una spericolata, si sarebbe persa lo spettacolo se si fosse improvvisata una fast and furious. E poi non aveva tutta questa fretta. Non le mancava il tempo. La meta era lontana, ma guai a non godersi il viaggio. Era avida. Avida di sapere, di conoscere, di diventare, di essere. Ed era curiosa. Curiosa di arrivare, di capire, di scoprire che cosa la stesse aspettando al di là di quel viaggio. Frena di colpo. Non riconosce quello che vede. Il suo orientamento comincia a vacillare. Eppure ne era sicura. Eppure, aveva ascoltato le indicazioni suggeritele. Viene presentata come una tuttologa, si adagia comodamente su una poltroncina candida, in uno studio pieno di fiori, di colori e profumi, di gente che applaude seguendo il ritmo del gregge. È lì seduta, dinanzi a lei una popperosa giornalista/conduttrice con la quale si diletta a discutere di nientologia. Non era esattamente questa la sua meta, né questa la ragione del suo viaggio. Osa protestare, si permette di chiedere spiegazioni. Sorridendo, qualcuno le risponde: “Ma tu, cosa credevi di fare?”. Rimane per qualche secondo a bocca aperta, ripercorre mentalmente il viaggio a ritroso e si domanda quale passaggio le sia sfuggito, quale suggerimento non abbia ascoltato, quale indicazione non abbia letto con la dovuta attenzione. L’entusiasmo era stato il suo Virgilio e lei una Dante un tantino ingenua. Si libera dalle grinfie della poltroncina, si congeda cortesemente dalla popperosa giornalista/conduttrice, corre verso la macchina... che sollievo... c’è ancora un bel po’ di benzina. |
