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Formare, cioè dare forma.
Diventare come un creatore che plasma ciò che ha a disposizione, generando qualcosa da qualcos’altro. Inventare opere d’arte armoniose, espressive, forse utili o magari uniche, come l’uomo. Comunque, trasformare. In principio ci viene assegnato un corpo nudo, piccolo e scivoloso, quasi invertebrato, non autosufficiente, che strilla, vuole essere nutrito e produce incessantemente scorie. Sviluppatevi in qualcosa di più stabile, di particolare, in fondo siete così nobili in ragione, infiniti in capacità e simili ad angeli nell’agire, a me nell’intendere: così direbbe un Dio. E anche se siete tutti molto simili nelle fattezze avete un marchio invisibile e personalizzato non contraffatto, è l’unica cosa griffata che ogni uomo possiede, è un intreccio perfetto che neppure la raffinata Chanel avrebbe saputo creare. È ciò che siete. Potenziali artisti nel gioco chiamato vita. Il primo goal però va alla natura: il respiro e il battito cardiaco sono involontari e automatici e la sopravvivenza la dobbiamo a qualcun altro, ma poi la palla ci viene sbattuta in faccia più o meno pesantemente, dipende dal karma, dicono. Vediamo cosa sapete fare adesso, vediamo se sapete essere creatori che permeano sé stessi nella propria Grande Opera. Una volta chiamavano Alchimia questa scultura. E’ un percorso che ha del magico: così semplice da non pensarci. Infatti non ci pensiamo. Ci lasciamo passivamente ammaestrare da tutto ciò che ci circonda e viviamo e moriamo con la forma cubica di un marmo non scolpito. Ci appoggiamo uno sopra l’altro indistintamente, masso contro masso a costruire un circuito esterno fatto di ruoli sociali e condizionamenti. Forse è quando il nulla si maschera da uomo che l’uomo fallisce.
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