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Ho già vissuto la fine di un secolo.
Nelle parole e nei gesti di mio nonno, classe 1892. Nelle sue parole misurate, nei suoi gesti d’altri tempi (altri per il ‘900). Ho già vissuto il secolo breve, nelle mani e nella vita che mi ha consegnato mio padre, cha ha attraversato il secolo breve senza vederne la fine ed ha contribuito con i suoi calli e il suo mal di schiena, al boom economico, al PIL, al benessere e alle bolle speculative. Ho già vissuto la morte delle ideologie, sepolte sotto i frantumi sovietici del muro di Berlino, e la conseguente euforia per un democratico sol dell’avvenire, tramutatosi presto da democratico a drammatico. Ho sbattuto il grugno definitivamente contro la rinuncia ai diritti fondamentali di noi ventenni degli anni ’90, barattati da noi stessi con inconsapevole familismo amorale per una flessibilità facile da accettare, ma assai difficile da dimenticare. Ho clamorosamente assistito alla messa al bando dei sogni ed alla creazione della paura e dell’incertezza, abbracciate con macabro calore dalle generazioni dopo la mia. Da solo abbraccio due secoli ormai. Ho completato anni di studi e letto centinaia di libri. Ho collezionato esami universitari e tesi di laurea. Ma nulla può rimpiazzare i gesti e il tempo passato con chi mi ha insegnato a non avere paura. Che la formazione del nuovo millennio sia trasformazione. Che il sapere tecnico diventi consapevolezza umana ed umanistica. Che l’egemonia culturale antisolidale, demagogica e terrorista si sveli per ciò che è veramente, e cioè un misero espediente del potere decaduto per rimanere avvinghiato alle caviglie del mondo. E la paura, il terrore e l’incertezza inconsciamente assimilate e scientemente iniettate nelle menti e nelle vite dei ragazzi del tremila vengano spazzate vie da splendide, terrene ed irrealizzabili utopie. Perché vivere con paura vuol dire non agire, mentre credere alle utopie irrealizzabili aiuta a camminare avanti e a non tornare indietro. Formazione significa armarsi dell’arma più micidiale, pacifica ed invincibile: la conoscenza. Essere consapevoli del proprio percorso e della propria storia significa essere immuni alle periodiche narcolessie della ragione, ed agli inganni di chi non vuole cedere il passo a chi se lo merita. Credere in se stessi. Disobbedire sempre. Combattere solo quando serve, ma solo contro quelli più forti di noi. |