In un paese che arranca senza sussulti, in cui tutti tirano a campare pur di non tirare le cuoia, noi urliamo dal pulpito: "Svolta!".
E sarà pure una svolta che avrà un senso: archivieremo il '900. Noi, di SL, un circolo di pidocchiosi, allevati a Nordest e operosità e poche ciàcoe. Del resto, se volessimo guardare i numeri precedenti, che altro sono stati se non un inesorabile e cinico e allegro e cazzone ed erotico funerale al vecchio mondo? Un requiem denso di rutti e poesia, di scoreggie e visioni. Questo si meritava il '900, ed il Veneto del '900 in modo particolare: la celebrazione di una grande epopea, lo scherno di migliaia di contraddizioni. Nel '900 ci siamo nati, al '900 siamo sopravvissuti. Tante grazie. Ma ora siamo al 2011. Da qui, cercheremo di costruire - con il rasoio dell'ironia e la leggerezza dell'autoironia - il nostro beneamato Mondodue. Sarà un anno "politico". A modo nostro, da avanguardia frizzante di prosecco e calore. Partiamo dalla parola "formazione". La scuola. Il sapere. Come ci formiamo, perchè ci formiamo, verso quale lavoro? Diventa urgente un nuovo modello di scuola per il mondodue-uomodue? Verso quale lavoro e per quale modello di sviluppo? La scuola arranca, nulla è più "matematico". Ci si lamenta, scuola tagliata e controtagliata. Sembra un destino cinico, inevitabile. Ma ora basta, basta subire. Diamo un "senso" intenso ed ambizioso alla nostra ribellione. Non ci accontentiamo di difendere, di contrattare mezzo punticino percentuale di risorse in più. No. Perchè è l'idea di "scuola" che è finita a pezzi. E per rilanciare, per donare un nuovo "principio" alla Scuola abbiamo una sola strada: nutrirla di un nuovo progetto. E tanto per essere ambiziosi, perchè non fare della Scuola la palestra del "nuovo umanesimo globale"? Un nuovo umanesimo che andrà a spazzare il localismo, il modello dell' “uomo locale”, che oggi teme la globalizzazione, e si chiude, alza muri, asserragliato dentro il bunker. Ed ha ragione, l' “uomo locale” ha ragione ad avere paura, perchè è davvero insicuro al di là dei dati sulla criminalità e di quante telecamere ne sorvegliano lo scaccolìo. È insicura l'antropologia dell' “uomo locale” perchè vive, viviamo tutti, a prescindere dalle convizioni politiche, dentro un' “insicurezza” diffusa e generalizzata. È l'insicurezza di un cambiamento enorme, è l'insicurezza della crisi, della globalizzazione, della paura di una povertà di ritorno. Diamo un verso, una direzione, una frontiera. L'uomo nuovo nel mondo globale. L'uomo di nuovi saperi, di nuova sostenibilità, di nuovo rapporto con la Natura, di nuova felicità. L'uomo nuovo, l'uomo della Rete, in grado di giocare una partita con gli altri uomini per gli uomini. Delirio del mito fondativo? Follia di rigenerazione fraterna? Certo. Ma nel tempo della morte di Dio e di ogni ben-di-Dio, che altro dovremmo fare? Suvvia, sarà divertente ricreare un Mondo. Partendo dallo Zero di una lavagna. |
