“In realtà si può dire che sappiamo tutto, o quasi tutto, ora. Il punto è che sulla strage di Piazza Fontana non ci hanno detto tutto”.
Questo ha affermato, a un certo punto, il giornalista Maurizio Dianese durante l’incontro di presentazione del libro Piazza Fontana - La pista di Treviso di Guido Lorenzon (Giano Editore), tenutosi alla Libreria Lovat di Villorba (TV) sabato 12 dicembre. L’occasione, ovviamente, è il quarantennale della strage di Piazza Fontana, che conta 17 "caduti" e 88 feriti. Li chiama proprio "caduti" Lorenzon, autore del libro e soprattutto testimone importante nel processo sulla strage. Sono “caduti, non semplici morti”, perché legati a una vera e propria guerra civile. E coloro che muoiono nelle guerre sono caduti. Per la Patria. Il libro di Lorenzon diventa, quindi, non solo racconto di una storia tragica, di un periodo buio e confuso del nostro Paese, ma è innanzitutto testimonianza di un cittadino che, credendo nella giustizia, si fa forza e decide di denunciare alla magistratura l’amico Giovanni Ventura. Inizia così un lungo e impegnativo percorso fra tribunali, avvocati, amici che tolgono il saluto, e servizio di scorta (composto da 2 membri delle forze dell’ordine e una mini minor, degli anni ’70, a 3 porte, di proprietà del testimone sotto protezione!). Nel susseguirsi del suo racconto, Lorenzon è accompagnato da Dianese e da Gianfranco Bettin, sociologo e scrittore. Insieme cercano di capire e spiegare perché c’è stata quella strage alla Banca Nazionale dell’Agricoltura, e che ruolo hanno avuto, in tutto ciò, la provincia trevigiana (Treviso, Maserada sul Piave, Castelfranco Veneto, il Montello…), Padova e Mestre. Perché tanta fatica nel collegare l’eversione nera ai territori veneti da sempre legati alla Democrazia Cristiana? Perché delegittimare (si usava già allora evidentemente) un magistrato come Giancarlo Stiz, che vuole e cerca semplicemente di fare il proprio mestiere? E qual è stavolta il ruolo dei servizi segreti, che Lorenzon non vuole definire "deviati", perché in realtà fanno solo il loro dovere di servizi segreti? Come al solito c’è la solita nube di confusione e misteri all’italiana. Ciò che resta, per fortuna, è la testimonianza civile di un cittadino italiano che ha raccontato la verità per il bene del proprio Paese. Un esempio che andrebbe seguito nell’ennesimo periodo grigio e disordinato che tutti noi cittadini italiani ora stiamo vivendo. |