Un'esperienza intensa. A pochi giorni dal suo arrivo nella struttura le è stato affidato da accudire un bambino con cinque giorni di vita alle spalle; e per i tre mesi della sua permanenza nel paese sudamericano, il tempo è stato in buona parte scandito dai ritmi di questo esserino di cui probabilmente, ora che tornata alla sua vita normale in Italia, probabilmente saprà molto poco. Venezuela, Ecuador, Brasile, Kenya, Zambia, Etiopia. Negli ultimi cinque anni, sei persone che conosco hanno vissuto esperienze simili a quella narrata; persone che hanno in comune il sesso (tutte donne), l'età alla partenza (compresa tra 21 e 24 anni), la provenienza geografica (tutte venete). Riflettendo su questa cosa, ho notato che il mio tentativo di allargare la visuale astraendo ed estendendo il ragionamento veniva continuamente disturbato da un'altra immagine molto concreta che si era fatta presente e ricorrente negli ultimi tempi, ma che con gli “Erasmus estremi” di cui sopra non c'entrava nulla. Nel paese in cui vivo, verso fine settembre, sono iniziati i lavori per la realizzazione dell'unica infrastruttura veramente utile e necessaria al territorio: un sottopassaggio per il delivellamento dell'incrocio tra la SS53 “Postumia” Vicenza-Treviso e la SS47 “Valsugana” Padova – Trento. Dato che la durata prevista dei lavori supera l'anno, è stato ovviamente predisposto un sistema di viabilità alternativo, temporaneo, in buona parte realizzato ex-novo per l'occasione. Nel giro di poche settimane, i bordi strada di questi nuovi percorsi si sono trasformati in immondezzai a cielo aperto esattamente uguali ai loro predecessori; la cosa è però più evidente perchè, trattandosi di viabilità temporanea, la sede stradale non è “arginata” da edifici come accade normalmente (viva il Nordest) e quindi non c'è nessuno, pubblico o privato che tenga pulito il bordo strada. Ecco, l'immagine dell'immondizia ai bordi della strada si sovrapponeva continuamente, nella mia testa, alle riflessioni sul volontariato. Un motivo forse c'è. La fine di un'epoca, di un modo di vivere, di un assetto sociale ed economico oggi si vede, si legge nelle grandi e nelle piccole cose. Anche se non riesce a leggerla chiaramente lettera per lettera, parola per parola, ognuno di noi la respira, la percepisce e quindi, presto o tardi, ne viene pervaso; a questo punto, le reazioni sono molte, diverse, probabilmente tante quanto le persone che le vivono. Alcune sono negative, distruttive, verso se stessi e verso l'esterno. Altre sono positive, propositive; ma il contesto è così complesso che intervenire, essere efficaci, sembra impossibile. Ed ecco allora che il cosiddetto Terzo Mondo, dopo averci fornito le risorse naturali per lo sviluppo economico, ci offre così, forse, anche le risorse mentali necessarie alla rinascita sociale. Mi piace proprio pensare a questi “Erasmus estremi” come a dei veri e propri banchi di prova in cui testare, in un contesto forse un po' protetto e semplificato (ma, vedi sopra, neanche tanto) quei motori che dovranno generare, anche fisicamente, il nuovo mondo. Le mie conoscenti hanno già iniziato a farlo, e il mio augurio per il 2010 è di proseguire in quest'opera importante con lo stesso entusiasmo e con ancor più energia. |
