Era un giovedì di metà ottobre. Aveva detto ai suoi genitori che quel giorno si sarebbe laureato. Triennale di Ingegneria, non c’era bisogno che si assistesse alla tesi, avrebbe continuato con la specialistica. Dopo la morte, è venuto fuori che il percorso di studi aveva avuto degli ostacoli, Stefano non aveva completato gli esami. Ma alla famiglia non aveva detto nulla, narrando un’altra storia. Non aveva mai subito pressioni, era libero di studiare come di lasciare. Gli psicologi parlano di tunnel cognitivo. Stefano viveva a due passi dalla tangenziale sud-ovest di Cittadella, il padre lavora i campi, la madre è operaia. Aveva un fratello ed una sorella. Quando guardava dalla finestra, vedeva i campi con i trattori e poi, all’orizzonte, i capannoni lungo la tangenziale. M.B., 24 anni, operaio in una ditta della zona industriale del paese di Villa del Conte, un giorno di fine ottobre, usando il maglione come cappio, si è lasciato andare dall’albero di un parchetto dove si ritrovava con gli amici. Un amico: “Era dolcissimo, la sua famiglia è sconvolta”. Il titolare: “L’ultima volta lo abbiamo visto venerdì, sembrava tranquillo”. Ci sono note liete, ad ottobre. La Fiera di Cittadella, per esempio, è andata bene: 100 mila presenze, tanta allegria. La Fiera Franca era alla 416esima edizione. Molto è cambiato, in questi secoli, ma qualcosa rimane. Rimane, per esempio, che la gente continua a urinare. E quando scappa, scappa. Il Comune si è arrabbiato con i bar: piazzavano cartelli alle toilette scrivendo “guasto”; tenevano tutto chiuso. I bagni chimici, del resto, erano scarsi (tre in tutto) ed i muri del centro storico sono diventati dei vespasiani a cielo aperto. “Il martedì mattina, durante le operazioni di pulizia generale abbiamo trovato una decina di vie imbrattate di urina”, spiega l’Assessore. Che inciviltà: il centro storico inondato da ettolitri di pipì, magari pure di qualcuno senza permesso di soggiorno, o con un reddito da sbandato. Al momento, tuttavia, non è stata varata nessuna ordinanza anti-urina: quando scappa, scappa, non c’è vigile che (la) tenga. Carabinieri, vigili, Ispettorato del Lavoro di Padova, Spisal ed Ulss hanno trovato una baraccopoli a Galliera Veneta. Era una baraccopoli del Nordest rimasto competitivo, quello cinese. Si tratta della “confezioni stiro Song Guiyun”. Dal verbale: utilizzo di macchinari per il confezionamento privi di protezioni; igiene del bagno scarsa. Niente calcestruzzo, solo cartoni: stanze-dormitorio ricavate con cartoni, soffiti in cartone tenuti insieme da nastro adesivo; in quello che era un reparto saldatura, è stata ricavata una cucina; dentro, un paio di freezer, contenevano formaggio grana e pollo, scaduti da due anni. All’esterno, topi a spasso. Il capannone dove si lavorava è di proprietà di una donna residente a Rosà. Tre cinesi, al momento dell’irruzione, stavano stirando, velocissimi: vestitini rossi, di diverse taglie. Erano destinati a grandi magazzini e ai grandi marchi di abbigliamento per bambini, rigorosamente made in Italy. |
