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STILELIBERO è il tentativo di una narrazione da Nordest. STILELIBERO è carta, inchiostro, materia per un racconto in grado di svelarci il senso del tempo che stiamo vivendo.
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La crisi che stiamo vivendo è essenzialmente una “crisi relazionale”. Così parlò Luigino Bruni, economista. Nocciolo della teoria, banalizzando per dovere di sintesi: le relazioni tra le persone sono dalla rivoluzione industriale tarate sulla relazione di “mercato”, dare in cambio di soldi, dare per avere.
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“Stare qui è diventato troppo difficile, voglio lasciare l’Italia”. Così parla Gloria, studentessa italiana, madre padovana e padre nigeriano.
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“L’Essere si manifesta in molteplici forme”. Sentenziava più o meno così il presocratico Parmenide.
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Si va dicendo da più parti che il cinema italiano sia da tempo in crisi. Lo si accusa di ispirarsi sempre più a modelli narrativi di stampo televisivo e di trarre linfa vitale dalla visione del mondo che il mezzo televisivo propone.
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Sarà il viso burroso di Barbara D’Urso che cola dagli schermi, a tutte le ore e sugli occhi di troppi, svuotandone emozioni ed intelligenza. Sarà l’ideale di vita crasso e scurrile, a base di connessioni, spritz e fitness, che allontana da sé e relega in un mondo mediocre. Sarà che di questi tempi l’angoscia è arrivare al 27.
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Nei giorni scorsi, andando a rifornire l’auto di metano, ho notato più volte un buon numero di persone in attesa fuori dall’ufficio del distributore locale di gas. Bolletta in mano e aria infastidita.
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Settembre è il mese dei tramonti, tra umidità e smog sempre più rossi e affascinanti. La luce diventa più nitida, il cielo non è più inondato di calore come nel mezzo dell’estate, le vacanze sono finite, le giornate si scorciano.
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“Vao un atimo fin casa a batere a femena”. Questo diceva verso le sei e quaranta di ogni santo pomeriggio Endrius, seduto con i soliti al Bar sport, in piazza.
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Il Tempo percorre con calma le ore di un giorno come gli altri e osserva dall’alto lo spettacolo della città sul Fiume. Il Ponte si riposa appeso ai soliti palazzi dalle finestre sempre adorne di tende in ordine e vasi di gerani in fiore. Il Fiume scorre, senza porsi domande, tra i sassi che lo scontornano e le fronde degli alberi che fremono al veloce vento freddo della Valsugana.
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